Identificazione degli obiettivi: il processo G.R.O.W.

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Estratto da CoachMag numero 30:

“Nessun vento è favorevole al nocchiero che non sa dove approdare” (Seneca)

Quale potrebbe essere il primo tool per iniziare a riempire  la “cassetta degli attrezzi” del Coach se non quello che permette al Coachee di identificare il suo obiettivo? Sappiamo benissimo che condurre con abilità e sicurezza la facilitazione che muove all’azione con questo processo vuol dire avere fatto buona parte del lavoro.

I tool su come formare un obiettivo sono veramente tanti, probabilmente non sarà sufficiente una sola puntata per considerare i più importanti, ma come si fa a non iniziare con colui che è riconosciuto come padre del Coaching: John Whitmore con il suo G.R.O.W., riportato in “Coaching for Performance” del 1992, libro giunto oggi alla sua 5° edizione. Se non l’hai nella tua libreria vai a prenderlo immediatamente, ma solo dopo esserti abbonato a CoachMag! ;)

A dire il vero, penso che il successo di Whitmore sia dovuto a fattori diversi che non sono quello di aver inventato qualcosa. Lui stesso nel libro dichiara apertamente che il processo G.R.O.W. nacque collaborando con un altro grande, Gallwey, la cui filosofia nella sua quinta essenza è riassumibile in

PRESTAZIONE = POTENZIALE – INTERFERENZE (Gallwey – The Inner Game – 1974)

Potente e interessante concetto anche per chi si approccia al Coaching un “no model approach”. Ma ancora prima, nel 1957, Peter Drucker in Management by Objectives, lavorando nelle aziende partorì un processo di fissazione obiettivi, con il nome di SMART, conosciuto, studiato e migliorato da molti. Il focus era molto business e seguirono diverse elaborazioni e approfondimenti, delle quali parlerò in altri momenti.

Tornando a Withmore, egli ci dice come Gallwey avesse compreso l’essenza del Coaching. Whitmore sperimentò il suo metodo in azienda spostando al centro del processo l’allenamento del potenziale del Coachee, più che l’eliminazione delle interferenze. A mio avviso non sono grandezze scindibili in un processo di Coaching completo ma, se ci fermiamo al tool, intesa come guida nel procedere, ci sta.

Nel processo GROW vengono individuate da Whitmore quelle specifiche domande efficaci che portano il nostro Coachee ad una elaborazione immediata e che può essere completata a diversi livelli di profondità. Il processo “GROW” può contenere altri tool specifici, oppure si può lavorare con domande più approfondite, mentre l’acronimo fornisce una visione perfetta del processo decisionale corretto, per porre le basi di obiettivi ben posti.

Comunque vogliate fare, raccomando vivamente di argomentare una introduzione generale al lavoro per individuare il topic e, per chi conosce la PNL, un “rapport” empatico profondo.

I processi definiti dal GROW sono i seguenti (in inglese per mantenere l’acronimo):

GOAL

Fissare l’obiettivo sia nel breve sia nel lungo periodo

REALTÀ

Analizzare la realtà, i dati di fatto per conoscere la situazione

OPZIONI

Creare e verificare strategie alternative di azione

WHAT Cosa fare –

WHEN Quando farlo –

WHO Chi deve farlo –

WILL Trovare la volontà di farlo –

A seguire ecco una matrice con inserite delle domande campione che possono aiutare:

Come vedete, possiamo andare dal costruire un modulo di Short Coaching, anche se uso un altro Tool per questo, ad un lavoro sviluppato nel profondo, punto per punto. Va da sé che le domande sono esemplificative, possono essere modificate, ad esempio, per tipo di Coaching (Life, Business, Health) e vi invito fortemente ad essere critici: prendete spunto per ciò che serve e, perché no, costruite il vostro tool e, provate, provate, provate. 

Fate sognare, ma concretizzate il sogno del vostro Coachee. Non imparate la lezione a memoria: la vostra sensibilità l’acquisite con la pratica e deve sgorgare da dentro di voi per far si che il vostro modo di essere sia solo vostro e possa fluire in accordo dalla testa, al cuore e alla pancia!

E come sempre raccomando:

  • State lontani dalle mode e usate solo ciò che sperimentate
  • Dichiarate sempre al cliente quando utilizzate una pratica non classica di Coaching
  • Rimanete nel settore non terapia

Arrivederci alla prossima e buon tutto anime eternaute.

(Alfredo Molgora, Ipnocoach e contributor CoachMag)

Trovi questo articolo e altri importanti contenuti dedicati alla Formazione del Coach sul numero 30 di CoachMag, Il Magazine del Coaching, disponibile a questo link.

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2 commenti

  1. Articolo importante, per quanto mi riguarda, perché mi ha chiarito l’uso di uno strumento che avevo intuito come essenziale ma che a tratti mi sfuggiva dato che sono una coach in erba e nonostante abbia letto con attenzione il libro di Whitemore. Dunque grazie per la chiarezza e concisione.

  2. Ciao Maria Elena! Sono veramente felice di quello che scrivi e vedrai che la pratica ti aiuterà via via ad ottenere dei risultati strabilianti proprio partendo da chiarezza e concisione come dici tu!

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