Il Personal Branding del Coach Eccellente

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Il lavoro sul Personal Branding del Coach è principalmente un lavoro sull’identità. Un lavoro DISRUPTIVE che merita presenza, domande e stile di Coaching sfidanti.

Personal Branding domande potentiIn questo articolo andremo a scoprire le domande che il tuo cliente di Coaching non ti farà (ma tu dovrai cogliere), e quelle che tu potrai fargli, per farlo lavorare sul suo (ma vale anche per il tuo) Personal Branding.

La domanda sotterranea, che ogni cliente si sta facendo quando arriva da te, è: “Chi sono io?” O meglio “chi sono io oggi”? È animato dal dare risposta a una chiamata, che lo porta a offrire valore attraverso il suo lavoro, business, Brand. Vuole offrire? sì. Vuole servire? pure. Vuole realizzarsi e realizzare? Eccome. E per farlo, pensa di dover mettere a fuoco alcuni aspetti tra cui: cosa offrire, chi e come servire, come raggiungere l’obiettivo, e attraverso quali passi e strumenti. In tutto ciò, ha un’area di lavoro che non sta considerando appieno, che è più in ombra di quanto pensi: se stesso.

Quindi, a te-Coach, spesso porrà domande e bisogni più vaghi, o più tecnici, o semplicemente più esterni. Ti chiederà di aiutarlo ad aumentare il fatturato usando i Social, oppure ti racconterà che è stufo di essere dipendente di un’azienda/società e che desidera emergere come individuo, che intende rendersi più visibile mantenendosi professionale, che vuole capire quali sono gli strumenti su cui puntare davvero, per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Poi, seppur sempre più convinto, comunque ti chiederà con aria ancora sgomenta: “Ok, ma tutti questi aspetti da presidiare, ma da dove si approcciano, e come si gestiscono nel tempo? Io non posso passare la mia vita a fare questo, mi occupo di altro”.

La verità? Il cliente che arriva da te – volendo lavorare sul Personal Branding – in realtà ti sta chiedendo potentemente di aiutarlo a ESSERE SE STESSO AL 100%. Quando arriva da te, è come un frutto maturo. Pronto a staccarsi e a offrire le sue delizie al mondo. La sua anima sta gridando sempre più forte che vuole uscire e comunicarsi. Che il tempo è giunto. Ha un’urgenza dentro. Sì, dentro, più che fuori. Spera che con te possa finalmente guardarsi allo specchio, riconoscersi cambiato ma pur sempre lui…e piacersi, o tornare a piacersi, in modo da proporsi con confidenza agli altri in questa nuova versione. Viene da te immaginando di lavorare sull’esterno. Ma tu metti in conto che la vera domanda (spesso inespressa) è tutta rivolta all’interno.

Personal Branding domande potentiIl cliente di Coaching (in gergo Coachee) ti sta chiedendo di aiutarlo a comporre quel puzzle in cui si sentirà integro, di unire i puntini di tutto ciò che ha fatto fino ad oggi, di prendere visione – e stupirsi piacevolmente – della (nuova) forma che emerge, trovando il modo di esporla pubblicamente che gli calzi al meglio.

Come potrai quindi guidarlo in tale entusiasmante esplorazione? Ponendogli tutti i grappoli di domande che si ricolleghino alla sua identità (al suo mondo dell’ESSERE) anche se con lui lavorerai su quali colori scegliere per il suo logo, sulla frequenza con cui postare su LinkedIn, su come trovare la sua nicchia etc (ovvero sul mondo del FARE). Lo guiderai a trovare risposte che lo portino a trovare pur sempre riscontro e risonanza con se stesso. Il tuo cliente ha bisogno di percepirsi, ritrovarsi, o incontrarsi per la prima volta.

In questo senso lavorerai con lui anche in termini di “sponsorship”, divenendo tu, per primo, lo sponsor del tuo cliente, e di quanto vedrai e riconoscerai in lui, ancora prima che lui stesso lo riconosca. E sarai lì per lui, accompagnandolo nel processo di costruzione del puzzle identitario che sotto i suoi stessi occhi, egli comporrà e convaliderà. L’essere il primo sponsor del tuo Coachee (cliente di Coaching) sarà la condizione che lo vedrà fiorire, e gli consentirà di portare il suo messaggio nel mondo. Quindi ricorda: il tuo cliente ti sta domandando anche implicitamente di diventare il suo primo sponsor e fan!

 Le tue domande potranno essere tutte quelle rivolte ad aiutarlo a “vedersi”, “riconoscersi”, “piacersi”, “sentirsi unico”. Sarà inoltre importante rinforzare lungo il processo ciò che emerge, facendolo sentire supportato, visto, incoraggiato a donare o rinnovare il suo contributo.

Alcune domande potenti che ti aiuteranno a guidarlo a rimandare costantemente all’interno, pur esplorando l’esterno, sono:

“Come vuoi si sentano i tuoi clienti”?

“Quali benefici emozionali avranno da te?”

“Come vuoi che gli altri si sentano in tua presenza?”

“Per che cosa vuoi essere riconosciuto?”

“A quali domande/bisogni rispondi?”

“Cosa troveranno in te, che altrove non trovano?”

E ora ti chiedo: quali altre domande potresti fare, per essere un coach sfidante e per lavorare sull’identità – tua e – del tuo cliente?

(Articolo a cura di Serenella Panaro, Coach, Trainer, Specialista di Personal Branding e Contributor CoachMag)

Trovi questo e altri importanti contenuti dedicati al perché diventare Coach e Formatore sul numero 35 di CoachMag, il Magazine del Coaching, disponibile a questo link.

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